Visualizzazione post con etichetta aprire un negozio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta aprire un negozio. Mostra tutti i post

28 ottobre 2015

We Can Do It

Resoconto più o meno dettagliato da Creativi in rete - seconda parte - 2° giorno


Creativi in rete
Il secondo giorno di Creativi in rete è stato meno turbolento, sarà che la cena informale con le relatrici ha sciolto un po' le mie tensioni (stare con le donne che leggo quotidianamente e verso le quali provo un’ammirazione senza pari, e vederle come persone e non come VIPs, beh ha aiutato!), sarà che un bel sonno ristoratore e una colazione a base di Nutella aiuta sempre, sarà che le testimonianze altrui sono sempre rinfrancanti, ma ne sono uscite delle chicche mica da ridere.

Quello che mi piacerebbe sottolineare di questa giornata è che esperienze apparentemente distanti sono unite da svariati fil rouge, tanto che sembrano tratte dall’indice di un unico grande libro del Saper Fare e del Saperlo Fare Bene.


La giornata inizia con i racconti di Gabriella Trionfi, resa più umana dalle lacrime scese il giorno prima presentando la sua cara amica ed esperta commercialista Carmen Fantasia (autrice di “Fisco Amico”), che per prima mette sul piatto una grande verità, scavando nella sua più profonda intimità: spesso i progetti più ambiziosi nascono da piccole e grandi tragedie, che le donne vivono da sole, temendo che il solo nominarle o condividerle con altri, le faccia risultare ancor più inadeguate nel loro ruolo di mogli, madri, o, molto più semplicemente, donne. Già perché, senza nulla togliere al genere maschile, come avrai ben notato qui si parla di donne che cambiano il mondo e lo fanno un po’ in sordina, senza le luci della ribalta, ma dal silenzio della propria vita, tra le lacrime e gli sbattimenti, interni ed esterni. Un tempo ci si confrontava con le nonne, le zie, le mamme, le amiche; ricamando, cucinando, facendo lavori, spesso faticosissimi, dedicati al mondo femminile. Oggi tutto questo non esiste più, ma ciò non toglie che il bisogno di confronto sia cessato. Tutt’altro. Oggi lo scambio passa attraverso la rete e non ci si trova sui forum o nei gruppi facebook a parlare di smalti e rossetti (certo c’è pure quello), ma si parla di lavoro. Il lavoro che queste stesse donne si creano, perché spesso e volentieri, proprio quel lavoro non c’è: Gioia Gottini è la prima di una lunga lista che ribadisce come il motto “Se non c’è, fallo tu” stia alla base di tante nuove professioni, nate dall’esigenza di condividere le proprie conoscenze e arricchirle con la collaborazione. E Jolanda Restano, la regina delle mamme, lo mette ancor più in evidenza: “Da soli si è piccoli, ma insieme si può fare tanto”. E così continua Francesca Marano che con C+B ha creato una fonte inesauribile di informazioni e consigli dati da donne che ne sanno un botto, consigli che, in modo davvero molto umano, scaturiscono delle loro stesse esigenze di dare risposte a domande che frullano nei loro inarrestabili cervelli, per la naturale generosità di mettere a disposizione di tutti le proprie competenze. Quanto poi quei consigli, dati dalle donne alle donne, siano validi a un livello universale è evidenziato da un dato semplice semplice: il 23% dei lettori di C+B sono uomini. Lo ripeto, perché non si dica che le donne sono un mondo a parte da trattare con le pinze, il 23% dei lettori di C+B sono UOMINI! Certi numeri fanno inevitabilmente riflettere.

Al coro si aggiunge poi Paola Bologna (che insieme a Paola Tartaglino e la già citata Gabriella Trionfi ha organizzato questo evento) che, con una durezza delle parole ma una dolcezza dei toni, lo dice chiaramente: “Continuando a piangerci addosso, sprechiamo le energie che abbiamo”. Lamentarsi non fa bene alla salute ma anche vedere in ogni crafter una concorrente di certo rende la vita un inferno: Rita Bellati (il cui intervento è stato il primo giorno) lo dice dal cuore e con la voce tremolante, nonostante la passiflora “Guardiamoci come colleghe e non come minacce” perché in fondo chi sceglie di comprare proprio il tuo prodotto lo fa perché “non gli interessa di che marca sia, ma perché sa quello che sta comprando”.
Concetti che all’apparenza potrebbero sembrare semplici, ma se ogni relatrice li esprime, non lo fa per conformismo, ma perché c’è una “consapevolezza e un senso critico nel fatto a mano e nel fare a mano” (cit. Gaia Segattini) sempre più condiviso. E perché chi si avvicina al mondo dell’handmade, va alla ricerca di cose fatte da persone, e ha la necessità di sapere chi sei, “Gli frega di sapere chi sei” (cit. Enrica Crivello).

Allora è normale che le donne, ma anche gli uomini, che fanno parte di una rete, di un network, assumano un nome collettivo che le identifichi come facenti parte di un gruppo con una stessa visione: Le Reticelle, Le Colibrine, Le Mamas, le Cipiubine, Le Eittine (ovviamente).
E quella condivisione dei saperi spesso si trasforma in una solidarietà umana, che si traduce in atti di generosità spontanei, come la nostra capitana Fran ricorda nel suo intervento, citando solo alcune delle tante campagne di raccolte fondi portate avanti dall’Etsy Italia Team. Se vogliamo poi andare su aspetti più frivoli, beh molte di queste realtà hanno una data in comune: il 2013, anno in cui noi dell’EIT abbiamo organizzato il Craft Camp, e che ha visto la nascita e il consolidarsi di molte delle altre reti presenti, o ha portato grandi svolte nella vita professionale di molte delle relatrici; o ancora gli stessi nomi o cognomi di molte delle intervenute sono un po' delle parole d’ordine da seguire, delle attitudini mentali da ricordarsi: Gaia, Fantasia, Trionfi, Gioia, Restano.

Per concludere mi viene solo da citare Vendetta Uncinetta, perché un coro all’unisono così ampio può solo fare una cosa: dare speranza: Weekendoit!

Scritto da Giada Ramponi.

Giada ha i capelli rossi e il sorriso pronto, lavora nel negozio di antiquariato di famiglia e buca animaletti (di plastica!) per farne delle spille che vende nel suo negozio Etsy.
E’ nota nel forum EIT per gli interessanti aneddoti raccontati col suo tono scanzonato, lo stesso che ha messo a nostra disposizione in questo blog per raccontarci quello che succede nel mondo EIT.

27 ottobre 2015

Ma io cosa ci faccio qui?

Resoconto più o meno dettagliato da Creativi in rete - prima parte - 1° giorno


Creativi in rete
Il 24 e 25 settembre a Torino si è svolto Creativi in Rete, all’interno della manifestazione fieristica ManualMente e ho avuto la grande fortuna di parteciparvi in veste di segretaria (non pagata) di Fran, la capitana dell’Etsy Italia Team e co-fondatrice di Colibrì Academy.
Quando dico che è stata una grande fortuna, lo intendo davvero: non capita spesso di ritrovarsi in mezzo a un così folto gruppo di professioniste-star, che, con enorme stima, lasciatemi definire “le genie del web e portavoci dell’imprenditoria femminile, creativa e dell’handmade” in Italia.
Ora, non è che voglia solo tessere le lodi di queste menti in fermento, anche perché nomi come Francesca Marano, Gioia Gottini, Enrica Crivello o Gaia Segattini, tanto per citarne alcune, sono di certo una garanzia. Vorrei in realtà parlare di come certe persone siano in grado di scuotere le fondamenta delle tue proiezioni e ti facciano mettere in dubbio molto di quello che pensi e come lo fai.

Oggi mi ritrovo in mezzo a persone, a donne, che hanno fatto della loro passione il loro lavoro e nonostante affrontino la vita con gioia, umiltà e semplicità, sono tra le persone più serie che abbia mai incontrato. Stare in loro compagnia è fare un po’ la parte dell’uomo-ombra: quello che c’è ma non si vede. E non perché io voglia essere la primadonna, ma semplicemente perché al loro cospetto io mi sento un po' una nullità, nonostante siano di una gentilezza indiscutibile e ogni loro gesto è atto a metterti a tuo agio.
Insomma l’aver letto una manciata di post (i loro, il più delle volte), l’avere un negozio online (che ogni giorno è lì lì per esalare l’ultimo respiro) o lo scrivere saltuariamente su un blog, non fa di me né un’esperta, né una creativa e venditrice, né una scrittrice. Mentre loro sono tutto questo e molto altro: hanno studiato, si sono sbattute, hanno sudato, sognato, riso, pianto e basta sentirle parlare per un minuto per comprenderlo appieno. Parole come “Basta lavoretti, è il momento di professionalizzarsi” (cit. Gabriella Trionfi) o “[fare la blogger o la crafter] non è un ripiego, ma è un lavoro e ci vuole impegno” (cit. Francesca Marano) o ancora “chi ti sceglie, sceglie come lo fai, quel lavoro” (cit. Gioia Gottini), hanno un peso così rilevante che non passa inosservato. Sono, in fondo, parole che si sono dette anche qui, ripetutamente, ma sentirle fluttuare direttamente dalle loro voci, hanno una forza e un impatto che lasciano il segno. Chi come Enrica Crivello dice che nella propria pagina about è importante creare un legame che permetta al cliente non solo di riconoscersi in ciò che fai, ma di fargli capire che tu sei reale e stai parlando proprio con lui, non si riferisce solo al suo o al tuo lavoro, ma parla direttamente al cuore di chi il cuore lo mette quotidianamente in ciò che fa.
E tutte queste magnifiche parole, che possono confortare e supportare, dare la spinta e la forza, oggi in me hanno fatto sorgere una sola grande domanda: ma io, qui, che ci sto a fare? Credo che nella vita di molti, arrivi un momento di revisione e certe domande allora, sorgono spontanee: ma quello che faccio, perché lo faccio? E lo sto facendo nel modo “giusto”? Ma c’è un “modo giusto”? E soprattutto, ciò che faccio, lo faccio in modo sincero, umile, con il cuore leggero e la coscienza pulita?

Credo davvero che chi lavori con la creatività, sia essa manuale o intellettuale, queste domande se le debba porre, a un certo punto, e si debba dare delle risposte schiette, vere, sincere. Si sa che “la verità ti fa male”, ma a volte è l’unico percorso per poter andare avanti, migliorarsi o persino voltare pagina. Nessuno potrà mai dirci qual è la nostra strada, qual è quella giusta per noi, soltanto noi possiamo.

Oggi quindi niente frasi finali per ricaricarsi e spingerti in avanti, ma semplicemente soffermati, guardati allo specchio e scegli la tua strada.


PS: Avrei voluto riportare tutte le citazioni che mi sono appuntata, ma sono davvero troppe, e sicuramente nei prossimi giorni troverete resoconti ufficiali e slide* ben più dettagliati e meno umorali. Ma un grazie speciale lo vorrei comunque lasciare a tutte le Creative in rete per i loro interventi, scusandomi con chi non ho citato ma che ho amato lo stesso. Infine vorrei ringraziare Lalla di Pemberley Pond, che pur non essendo presente, grazie a un suo post di qualche giorno fa, mi ha dato lo spunto per alcune delle riflessioni e pensieri confusi che trovate in queste righe.

*Alcune slide sono già online, per il resto cercate l’hashtag della manifestazione #creativinrete (con una i sola ;)
Le slide di Gioia Gottini - Il cliente ideale
Il video dell’intervento di Francesca Marano
Le slide di Enrica Crivello About Page: da dove si inizia
Le slide di Colibrì Academy 3 S per un business handmade di successo

Scritto da Giada Ramponi.

Giada ha i capelli rossi e il sorriso pronto, lavora nel negozio di antiquariato di famiglia e buca animaletti (di plastica!) per farne delle spille che vende nel suo negozio Etsy.
E’ nota nel forum EIT per gli interessanti aneddoti raccontati col suo tono scanzonato, lo stesso che ha messo a nostra disposizione in questo blog per raccontarci quello che succede nel mondo EIT.

31 luglio 2015

Compiti delle vacanze e saluti

foto di MairiTales
Siamo arrivati alla fine del primo semestre di studi dell’EIT school, quello che riguarda la preparazione del proprio negozio, per un debutto in società da urlo!
Abbiamo affrontato tantissimi argomenti e abbiamo cercato di farlo tenendo conto delle esigenze di chi ha appena aperto e di chi è invece più rodato, ma crede ci sia ancora spazio per il miglioramento. Speriamo che gli esercizi e gli articoli proposti siano stati utili e che il tuo negozio ne abbia beneficiato, almeno un pochetto.
Torneremo a settembre con le lezioni sui social network: ora che hai un negozio curato in ogni dettaglio, sei pronto a mostrare la tua bellezza al mondo, promuovendo i tuoi prodotti unici, nel miglior modo e spargendo l’amore che caratterizza le tue creazioni attraverso tutta la rete. Per chi fosse rimasto indietro e per i ritardatari, c’è tutto Agosto per recuperare, ripassare e mettersi in pari, con il nostro programma graduale.
Il nostro consiglio è quello di partire dal primo argomento e via via procedere con gli altri, in modo da costruire delle solide fondamenta sulle quali sviluppare il proprio brand, passo dopo passo.
Questi i link a cui trovare le risorse e gli esercizi:

  1. Organizzazione del tempo 
  2. Target
  3. Branding
  4. Packaging
  5. SEO
  6. Fotografia base
  7. Fotografia avanzato 

Altri articoli nella sezione EIT School.

A chi si è impegnato fino ad ora, va il nostro applauso e speriamo vogliate condividere con noi i risultati raggiunti, nei commenti a questo post, raccontandoci la vostra esperienza di questa prima parte di programma.

Prima di lasciarvi però vi regaliamo l’ultima selezione: negozi che hanno lavorato talmente tanto bene sul proprio brand che, anche senza styling o contravvenendo a tutte le regole fotografiche di cui vi abbiamo parlato, si sono creati un loro stile unico, che li contraddistingue e rende totalmente riconoscibili con una sola occhiata. Essere piccoli artigiani può essere infatti un’ottima occasione per curare ogni dettaglio con grande accuratezza, non lasciare nulla al caso, creasi il proprio stile e far trapelare dai propri prodotti la propria personalità e la propria visione.

“Il Portoghese” - In molti frequentatori del forum ricorderanno questa immagine: osare facendo indossare vistosi gioielli ad un aitante modello, per un certo periodo è stato il marchio di fabbrica di questo shop.
Eye Pillow - avere un prodotto originale e fotografarlo con il giusto styling, dona rilievo sia al prodotto sia al brand.
Summer dress - Investire economicamente in un set professionale con oggetti di scena e modelle, può essere la strada migliore per far risultare appieno il tuo prodotto e far spiccare il volo al tuo marchio.
Black shirt - Il rigore delle linee del prodotto invade la scena e si sposa appieno con l’algida atmosfera e purezza del modello.
Vintage dress - In ogni foto del negozio compare la medesima ambientazione: un salotto ispirato agli anni di produzione degli abiti in vendita, per sottolinearne l’autenticità e metterli in scena con un tocco decisamente retrò.
Olive blouse - Un elemento ricorrente in ogni foto, un cappello, e la stessa modella fanno riconoscere questo negozio anche ad occhi chiusi.
Black tank - Abiti e accessori post punk si legano con sfondi industriali e in stato di abbandono, e nonostante si sconsigli di non aggiungere sfumature sulle foto, qui vanno a rafforzare quel senso di “foto ritrovata dopo la catastrofe” e a sottolineare lo stile del prodotto in vendita.
Wedding gown - Il vintage rivisitato in atmosfere giocose e moderne, svecchiato, reso attuale, fresco, da portare con ironia e nonchalance: fare del bene fa del bene, anche al proprio negozio. Infatti Dotto dona una percentuale di ogni vendita a opere di beneficenza.
Double dipped hat - ma che ve lo dico a fà? Qui i gusti trascendono, non si parla più del “mi piace/non mi piace”, ma di come uno stile sia stato costruito, limato e affinato negli anni, e di come quello stile abbia fatto scuola per tantissimi negozi. Attraverso le foto dei prodotti venduti, dall’apertura ad oggi, si legge la storia di questo splendido negozio, esempio per tanti venditori.
Football jersey for kid - Ma chi l’ha detto che un vestito da donna deve essere portato da una donna e una maglia da bimbo non può essere indossata da un adulto? Nonostante in molti abbiano cercato di imitare l’ironia di questo negozio, Carnival of the Maniac rimane ancora l’unico e il solo a riuscirci così bene. Il resto è solo cliché.
Scotch tape dispenser - Il vintage come non si è mai visto: nuovo, luccicante, come uscito dalla fabbrica, che “canta”. Sembrano foto facili da fare quelle di Barbara e Ione (la mamma 97enne), ma se si è mai provato a fare una foto al giorno, nello stesso luogo e alla stessa ora, si capirà come invece la perfezione di questi scatti, sia davvero difficile da raggiungere. Se poi si aggiunge lo stesso piano in legno, lo stesso fondo, lo stesso genere di inquadratura, il gioco è fatto.

Abbiamo voluto spendere qualche parola su questi negozi che hanno trovato il loro stile, non per fartelo seguire, ma per dimostrare quanto sia necessario avere una idea molto chiara di cosa il prodotto che si sta proponendo voglia esprimere, quanto sia necessario aver lavorato su obbiettivi, target, branding e SEO, per giungere ad avere delle foto che “spacchino lo schermo” e siano uniche come il tuo prodotto.

E tu in che modo hai raggiunto, o stai raggiungendo, il tuo stile unico? Raccontacelo nei commenti.


Per questa prima parte dell’anno è tutto! Riposatevi, usate il tempo libero per fare un pò di compiti delle vacanze se state a casa, fate tanti bagni al mare e tante passeggiate in montagna, e ricaricatevi per l’autunno! 

Buona Estate e buona Handmade Revolution a tutti!

Scritto da Giada Ramponi.

Giada ha i capelli rossi e il sorriso pronto, lavora nel negozio di antiquariato di famiglia e buca animaletti (di plastica!) per farne delle spille che vende nel suo negozio Etsy.
E’ nota nel forum EIT per gli interessanti aneddoti raccontati col suo tono scanzonato, lo stesso che ha messo a nostra disposizione in questo blog per raccontarci quello che succede nel mondo EIT.

21 maggio 2014

Etsy School 2014: Resoconto del mese di Aprile

Aprile: il mese del Novellino
(detto anche Pivello o Cucciolo EIT)


asliceintime

Aprile si è concluso da poco con un’attività molto interessante: il mese del Novellino, che non è un mezzo litro di vino spremuto di fresco, ma il mese dedicato ai nuovi arrivati nel magico mondo di Etsy. La proposta di Etsy era quella di farci arruolare in qualche modo nuovi polli da spennare, ma a noi dell’Etsy Italia Team è parso un po’ riduttivo, anche perché non ce ne viene in tasca niente se qualcuno apre un nuovo negozio su Etsy :P

Pertanto abbiamo deciso di adattarlo alle esigenze del nostro amato team, trasformando e allargando il programma.
Abbiamo così proposto 3 attività:

1. Un treasury game per promuovere i pivelli, ovvero quei negozi aperti da al massimo 4 mesi, aperto a tutti i membri del team, che ha portato grande visibilità e persino qualche FP!
Missione compiuta.

2. Una lezione online a tema “Aprire un negozio online” seguita da un gran numero di spettatori, sia alle primissime armi, sia curiosi, sia ben intenzionati a una prossima apertura su Etsy:
Guarda il Video su Youtube

Oppure qui puoi trovare le slide:
 Lezioni online #1 - Aprire un negozio su Etsy from Etsy Italia Team
 
Per le prime due attività c’è poco da dire: sono andate alla grande. :)
La terza attività ha avuto alti e bassi.
In sostanza c’era da seguire una semplice traccia per fare una critica. Vi riportiamo i punti principali, corredati di consigli, per facilitarvi il compito.

dawnandross

• Nome del negozio - dovrebbe essere facile da ricordare,  anche e soprattutto per una clientela internazionale
• Profilo - dovrebbe indicare qualcosa di personale del proprietario del negozio e da dove viene
• Avatar e banner - sono l’insegna del negozio, dovrebbero essere in linea con lo stile del negozio stesso, e preferibilmente gli stessi su ogni social network. L’avatar può essere una foto del proprietario del negozio o il logo.
• Shop settings - dovrebbe contenere le parole chiave per essere trovati nelle ricerche su google e sui motori di ricerca in generale
• Quantità oggetti - dovrebbero essere sufficienti per avere rilevanza nelle ricerche
• Titoli - dovrebbero contenere le parole chiave ai primi 3 posti
• Titoli, tag e descrizioni - dovrebbero essere evocativi del target, dell’utilizzo, descrittivi (colore, misure in cm e inches, materiali utilizzati, insomma tutto quello che credete sia ovvio, ma online non lo è affatto) nonché rispondere a tutte le possibili domande che un acquirente potrebbe farsi, e ripetere le chiavi di ricerca. La descrizione dovrebbe contenere i modi per prendersi cura dell’oggetto (per es. come si dovrebbe lavare?)
• Presenza di tutte le tag disponibili e della tag ETSYITALIATEAM - per poter essere rintracciati al meglio
• Prezzi - dovrebbero riflettere qualità del lavoro e il tempo impiegato per farlo
• Foto - dovrebbero essere luminose, chiare, invogliare all’acquisto, descrittive (sia dell’oggetto in vendita sia del packaging che riflette il brand) ed evocative del target, senza troppi fronzoli, scritte/loghi in sovrimpressione o elementi che distolgano dall’oggetto in vendita
• Aspetto del negozio - dovrebbe essere omogeneo, ovvero avatar, banner e foto dovrebbero essere in linea con cosa si vuole comunicare e col target che si vuole raggiungere.
• About page - dovrebbe contenere foto e informazioni sul luogo di lavoro e sul contesto attorno al proprietario del negozio, ciò che ci ha spinto ad aprire il nostro negozio, chi collabora con noi, il significato del nome che ci siamo dati e rendere il venditore una persona reale nonostante il negozio non sia fisico.
• Policies - dovrebbero contenere tutte le informazioni tecniche: metodi di spedizione, tempi e prezzi (calcolati in base alle fasce di peso corrispondenti e che comprendano il costo dell’imballaggio, della confezione, il tempo per recarsi in posta), tipo di packaging usato per la spedizione, modalità e tempi di reso (possibilmente in linea con le direttive sul commercio online), metodi di pagamento accettati e informazioni fiscali se ne siete in possesso (Ragione sociale, sede legale e P.iva/C.F.)

Infine, per ringraziare i senior, si è organizzato un T Game.

iheartneedlework

Vi ricordiamo che per approfondire questi argomenti potete consultare le EtsyDritte 
E questo è quanto, ci si vede il prossimo mese!


Scritto da Giada

Giada ha i capelli rossi e il sorriso pronto, lavora nel negozio di antiquariato di famiglia e buca animaletti (di plastica!) per farne delle spille che vende nel suo negozio Etsy.

E’ nota nel forumEIT per gli interessanti aneddoti raccontati col suo tono scanzonato, lo stesso che ha messo a nostra disposizione in questo blog per raccontarci quello che succede nel mondo EIT.

30 dicembre 2013

Creare e gestire una attività

Come promesso pubblichiamo il resoconto della presentazione "Creare e Gestire un'attività" che Marta, la nostra inviata  all'evento  MammaCheBlog Creativo dello scorso novembre 2013,  ha scritto per noi.


Come vi abbiamo già raccontato, alcune settimane fa Giada di Gingerlab ed io abbiamo partecipato alla giornata MammacheblogCreativo organizzata da Fattore Mamma per parlare del nostro fantastico team!
Nel pomeriggio ci siamo fermate ad assistere ad una talk dal tema "Creare e gestire un'attività" tenuta da Silvia Tropea, avvocato, e da Lucia Busca, esperta di gestione amministrativa.   
Visto che l'argomento è spinoso e potenzialmente interessante per tutti, abbiamo pensato di trascrivere qui gli appunti presi e di chiarirci un po’ le idee. Entrambe non siamo esperte dell'argomento, quindi riportiamo semplicemente quanto abbiamo appreso in questa occasione.
La talk partiva dalla premessa che i creativi sono spesso visti come gente strana e un po’ svampita e che questo pensiero andrebbe confutato con i fatti: un'attività creativa per avere successo deve darsi un'organizzazione, anche minima.  
I soggetti a cui si è fatto riferimento sono sia i collaboratori occasionali freelance (si è fatto l'esempio di un grafico che realizza banner per blog o siti internet), sia gli artigiani/venditori, come nel caso di chi vende su Etsy.  
I tre argomenti affrontati sono stati:
1.    I regimi fiscali
2.    La contrattualistica
3.    La tutela delle immagini
----------

Partiamo dal primo tema: I REGIMI FISCALI.
foto di 
La premessa è che tutti noi siamo contrari al lavoro nero, vero? La risposta giusta è sì.
Per ovvi motivi fiscali e legali, ma anche per una ragione che finora non avevo mai considerato: lavorare in nero ci rende dei dilettanti agli occhi dei potenziali clienti, che ci vedono come dei piccoli artigiani che fanno lavoretti e che non si danno la pena di mettersi in regola perché forse non credono che arriveranno mai a cavare qualcosa dalla propria attività. È negativo a livello di immagine, insomma.
Per emergere dal lavoro nero è necessario quindi darsi una struttura organizzativa.  
Quando ci si mette "in proprio" la propria attività si può configurare come attività d’impresa o attività di lavoratore autonomo occasionale.  
Il lavoratore autonomo occasionale (è il caso che più ci interessa) pratica l'esercizio di arti e professioni svolgendo prestazioni, appunto, solo occasionali. La materia è disciplinata a partire dall'articolo 2222 del Codice Civile.
Una prestazione per definirsi occasionale deve essere:
1.    sporadica, nel nostro caso per esempio con vendite saltuarie;
2.  non organizzata, nel senso di non svolta in locali propriamente destinati ad un'attività lavorativa;
3.    non professionale, che non costituisca quindi la propria attività principale;
4.  con portata limitata, sia temporale (assenza di rapporto di lavoro continuativo con un cliente/committente) sia economica (limitata entro un tetto massimo di entrate).
foto di 
Se si rientra in questa casistica, è sufficiente emettere una ricevuta per prestazioni occasionali, che riporti la somma dell'importo della prestazione più il 20% della ritenuta d'acconto (art. 5 del Dpr. 633/72).
Quali sono i limiti?
- non superare 5000 € lordi annui di entrate;
- non versare contributi previdenziali;
- non superare i 30 giorni continuativi di rapporto di lavoro per ogni committente;
- dover applicare una marca da bollo da 2€ per cifre oltre i 77,47€ di importo.
L'impresa ha invece tutte le caratteristiche opposte alle precedenti e quindi:
1.    svolge un'attività continuata nel tempo;
2.    dispone di locali preposti all'attività lavorativa;
3.    si configura come attività professionale;
4.    può avere rapporti di lavoro continuativi con i committenti.
Se rientriamo in questa casistica, sarà necessario aprire una Partita Iva, con una semplice comunicazione all'Agenzia delle Entrate e la scelta di un codice attività "ATECO". Sarà poi necessario affidarsi ad un professionista (un commercialista) che ci aiuterà con i vari passi burocratici da svolgere per iniziare la nostra attività e che gestirà la successiva contabilità della nostra impresa.
foto di  
I casi di attività di impresa possono essere anche più semplici di quanto immaginiamo. E’ stato fatto l’esempio di un grafico che realizza un banner per un sito internet: dato che il banner resta sul sito per un tempo prolungato, il rapporto di lavoro è da considerarsi continuativo e la prestazione deve quindi essere fatturata.
Arriviamo ai veri e propri regimi fiscali. Tralasciando quello ordinario, nella talk si è accennato al regime semplificato e al regime per le nuove iniziative imprenditoriali, per concentrarsi poi sul "regime di vantaggio per l'imprenditoria giovanile e dei lavoratori in mobilità", meglio noto come regime dei minimi.
Il regime dei minimi è utile in particolare per i giovani al momento dell'inizio di un'attività ed è più conveniente in quanto non prevede Irpef, Irap, Iva, studi di settore e spesometro; ha invece una tassazione sostitutiva del 5%.
I requisiti per potervi accedere sono i seguenti:
- avere meno di 35 anni (salvo il caso dei lavoratori in mobilità);
- avere ricavi al di sotto di 30.000 € annui;
- mantenere i propri investimenti al di sotto di 15.000 € annui.
Questo regime può avere una durata massima di 5 anni, dopo i quali si rientra nel regime ordinario.
Infine, un reminder per chi, come noi, vende online. Tutte le piattaforme di vendita come Etsy sono solo dei semplici intermediari per la nostra attività e non si curano dei nostri obblighi fiscali: gli unici che sono chiamati ad occuparsene, infatti, siamo NOI. Vi consigliamo quindi di armarvi di un pò di pazienza e di archiviare per bene in una cartella organizzata sia le fatture emesse sia le ricevute delle spese effettuate.
----------

Secondo tema: L'ACCORDO CONTRATTUALE  
foto di 
"La stretta di mano sul web non funziona": così ha avuto inizio la seconda parte della talk, sostenendo che un cordiale scambio di mail sia la nuova stretta di mano.

Stabilire un accordo contrattuale fra due parti che intendono avere un rapporto lavorativo è fondamentale per chiarire molti aspetti del lavoro e per mettersi al riparo da eventuali contenziosi.
Un accordo contrattuale, anche molto semplice, è necessario, sia nel caso della collaborazione freelance sia in quello dell'attività di vendita, compresa quella online.
Per quanto riguarda l'attività di vendita su Etsy, l'argomento potrebbe essere interessante per esempio per chi accetta wholesale.
Nel caso della collaborazione freelance, l'accordo viene stipulato fra privati e professionisti.
Qualunque sia l'attività che svolgiamo, dobbiamo metterci in testa che il rapporto con il cliente si svolge alla pari, quindi non dobbiamo sentirci in posizione subordinata ed accettare condizioni per noi svantaggiose.  
E' sufficiente stipulare un accordo anche via email, basta che siano sempre messe bene in chiaro le prestazioni reciproche.
Cosa non può mai mancare in un accordo di questo tipo?

  1. Chi sono le parti interessate.
  2. Qual è la prestazione oggetto dell'accordo, con una descrizione dettagliata che citi il tipo di lavoro, le tempistiche di svolgimento ed il livello qualitativo da raggiungere (non fatevi scrupoli a mettere tutto in chiaro!).
  3. La controprestazione, quindi i tempi e le modalità del pagamento.

foto di 
La vendita sul web è invece normata da una legge obsoleta che regola la vendita a distanza o al di fuori di locali commerciali: per intenderci, è la vendita porta a porta.
Questa legge dovrebbe essere abolita a partire dal mese di giugno del 2014 e sostituta da una nuova legge che recepisca una direttiva dell'Unione Europea in materia. L'Italia è già al limite di una multa comunitaria se non si adeguerà entro questi tempi alla legge europea. Forse quindi sono in arrivo dei cambiamenti per noi: staremo all'erta e vi terremo aggiornati.
Se intanto volete sapere di cosa si tratta, se ne parla qui.
Dovrebbe aumentare ancora di più la tutela del consumatore, che già ora è il cardine di questa materia, basata essenzialmente sull'inalienabile diritto di recesso.  
Fondamentali per chi vende saranno quindi ancora di più le condizioni generali di vendita, le "policies" di Etsy per intenderci.
Le nostre condizioni di vendita sono in sostanza l’accordo contrattuale che chi compra un nostro prodotto accetta all’atto dell’acquisto: potrebbe essere un’idea, quindi, inserire un link che indirizzi alle nostre policies nel messaggio automatico che viene inviato al compratore al momento della vendita avvenuta.
Per concludere, quindi, ripassiamo insieme i punti fondamentali che devono essere presenti nelle nostre condizioni di vendita:
1.    come deve avvenire l'ordine;
2.    come avverrà la consegna;
3.    quali sono i costi di spedizione;
4.    come dovrà avvenire il pagamento;
5.    come ci si comporterà in merito al diritto di recesso, sia da parte del compratore (recesso della merce), che del venditore (recesso dell'ordine);
6.    come avverranno gli eventuali resi e sostituzioni merce;
7.    come funziona la garanzia, se prevista;
8.    come ci si comporta in merito a privacy e trattamento dei dati del cliente.
Ricordate che le vostre condizioni di vendita devono rispettare la normativa, che dovete quindi prima di tutto CONOSCERE.
Avete controllato: tutto a posto nelle vostre policies? In bocca al lupo per le vendite!

----------

Ultimo capitolo: LA TUTELA DELLE IMMAGINI  
Partiamo con due premesse.
Innanzitutto questo discorso vale non solo per le immagini, ma anche per tutti i contenuti che si possono trovare in una pagina web, e quindi video, disegni originali, testi.
Secondo punto, fondamentale: dobbiamo sì  imparare a tutelare le nostre immagini e i nostri contenuti, ma anche per primi rispettare quelli degli altri. Prima regola, quindi, dare il buon esempio.
Quando si parla di immagini si fa riferimento sia alle semplici fotografie, che usiamo per esempio per illustrare un post sul nostro blog, sia alle immagini assimilabili a vere e proprie opere fotografiche dal carattere creativo. Sarebbe interessante approfondire l'argomento per capire in che modo viene sancito il sottile confine fra una bella foto e un'opera fotografica, ma questo non è il tema che ci preme in questo momento.
foto di 
Partiamo dal caso delle immagini come opere creative. La legge a cui ci si riferisce per disciplinare questa materia tanto per cambiare è molto vecchia, del tutto inattuale ed inadeguata al mondo della rete. Si tratta della legge che tutela le opere di ingegno che risale alla fine dell'800, si può dire quasi al tempo della nascita della fotografia, quando i fotografi professionisti scrivevano a mano sulla propria opera il nome dell'autore e la data dello scatto. Questa legge garantisce il diritto all'utilizzazione economica dell'immagine e i diritti morali a colui che ha la paternità dell'opera, fino a 70 anni dalla sua morte (a favore degli eredi).
Si parla delle opere di ingegno anche nel Codice Civile a partire dall'art. 2575.
La "semplice" fotografia viene invece tutelata dall'articolo 88 della Legge sul Diritto d'Autore (L. 633/41): viene garantito il diritto di utilizzazione economica dell'immagine per 20 anni, nonché il diritto esclusivo di riprodurla e di diffonderla.
foto di 
Ma cosa possiamo fare per tutelare le nostre immagini, di qualsiasi tipo si tratti?
Allo stesso modo in cui il fotografo dei primi albori scriveva a mano sulla propria opera, il metodo che viene consigliato è quello di "firmare digitalmente" le nostre immagini, apponendogli il nome del fotografo che l'ha realizzata e/o il nome di chi ne detiene i diritti e la data di quando è stata scattata, secondo quanto stabilito dall'art. 90 della Legge sul Diritto d'Autore (L. 633/41).  
Breve divagazione etsiana: spesso su Etsy, siamo state sconsigliate di apporre scritte sulle nostre foto perché disturbano l'inserimento nelle treasury. Ora, credo occorra mediare fra le due cose: se siamo preoccupate che la nostra foto possa essere usata indebitamente, allora pensiamo di inserire la scritta in un punto che sia sì difficile da occultare per un potenziale "ladro di immagini", ma che nell'anteprima utile per le treasury non venga inquadrata.
Il simbolo del copyright, questo © per intenderci, non è un simbolo riconosciuto in Italia e quindi non ha valore agli occhi della nostra legge: non serve a nulla; lo si usa di solito perché nell'immaginario collettivo viene associato ad un diritto riservato.
Cosa dobbiamo fare invece se stiamo cercando delle immagini per illustrare un nostro post, per esempio?
Per essere certi di rispettare le immagini altrui, la prima mossa dovrebbe essere quella di cercarle in siti appositi e quindi di scegliere immagini ufficialmente utilizzabili: esiste per esempio il motore di ricerca Creative Commons, con licenza CC che garantisce il diritto di ripubblicazione (è un marchio privato senza valore legale). La licenza CC rappresenta una via di mezzo fra la dicitura C di Copyright (tutti i diritti riservati) e PD di Pubblico Dominio (nessun diritto riservato), introducendo il concetto di "alcuni diritti riservati" stabiliti dall'autore stesso.
Vietatissimo ovviamente usare immagini "firmate". Se vogliamo usare un'immagine trovata nel web, la cosa migliore da fare è contattare il proprietario e richiedere il permesso; il minimo dovrebbe essere almeno citarne la fonte, con un link al sito originale, anche se purtroppo spesso non abbiamo la garanzia che il sito su cui l'abbiamo trovata sia effettivamente proprietario dei diritti, quindi rischiamo comunque di passare dalla parte del torto. Pensiamoci!
Un'altra soluzione proposta è quella di usare l'immagine "degradata", cioè in bassa risoluzione: questo viene consentito da una sentenza di alcuni anni fa, ma esclusivamente per fini didattici e senza scopo di lucro.


Questa interessante talk si è conclusa con uno spunto di riflessione utile a tutti: il web è comunicazione, e più di tutto contano la reputazione, l'affidabilità e il rispetto reciproco fra collaboratori, clienti, venditori. Perdere questa reputazione fa perdere credito a noi e alla nostra attività e le informazioni di questo tipo in rete si diffondono velocemente. Quindi, rispettare la "netiquette" e le regole non scritte deve essere alla base di qualsiasi nostro comportamento online.

scritto da Marta
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...