29 giugno 2016

Collaborare

Questo post è l’ultimo consiglio che lasciamo all'EIT e alle nuove Leader e Capitana, che d’ora in avanti gestiranno il team più figo che c’è. 

Daje Ragazze!!!

Capitana: Siska Leader: GiadaCaterinaClaudiaDaniela

photo by wnktheshop

collaborare - v. intr. [dal lat. tardo collabōrare, comp. di con- e labōrare «lavorare»] (io collàboro, ecc., raro alla lat. collabóro; aus. avere). – 

1. Partecipare attivamente insieme con altri a un lavoro per lo più intellettuale, o alla realizzazione di un’impresa, di un’iniziativa, a una produzione, e sim.: c. a (o in) un giornale, una rivista (con scritti, articoli, ecc.), a un’enciclopedia; c. alla redazione di un progetto, all’allestimento d’una mostra; c. in un’azienda; c. ai negoziati diplomatici, al buon esito delle trattative; c. con un amico, con un socio.

Spesso si dice “Nella vita c'è sempre da imparare” ma a volte può capitare di sentirsi al di là di questa grande verità e in qualche modo esenti dal farla propria. 
Negli anni avevo maturato l'idea che ormai essendo diventata una donna adulta e terminate le scuole, bene o male, quel che dovevo e volevo imparare, ormai l'avevo immagazzinato. E per fortuna negli ultimi due anni e mezzo ho spazzato via queste ingenue certezze. Dal gennaio del 2014 sono diventata una delle leader dell'Etsy Italia Team, e da circa sei mesi prima avevo iniziato a spalleggiare le moderatrici del team più figo che c'è nell'organizzazione del Craft Camp. E la mia vita è cambiata: ho scoperto cosa vuol dire davvero collaborare
Se partecipare alle discussioni sul forum EIT mi ha reso in un certo qual modo una persona più attenta al mio e all'altrui modo di esprimersi e mi ha ulteriormente aperto ad essere più disponibile all'aiuto disinteressato, senza aver nulla in cambio, l'intenso lavoro di preparazione di quello che é stato il primo raduno nazionale dell'EIT, ha decisamente cambiato l'intera mia visione delle cose. Ora sembra che stia esagerando ma ti assicuro che questo è quanto di più vicino all'esperienza che ho vissuto. 

Ma partiamo dall'inizio. Collaborare deriva dal latino ed è l'unione di due parole: con e lavorare, che stanno a significare "lavorare insieme". Sembra una banalità ma trovo molto singolare il fatto che la stessa parola, una parola che esprime unione, sia anch'essa un'unione.

Negli ultimi anni questo vocabolo è molto inflazionato, ma cosa significa realmente collaborare


Ho sempre avuto l'impressione che collaborare fosse quanto di più vicino ad accodarsi e quindi in senso pratico, qualcuno ha un'idea e poi la espone ai collaboratori, che spesso la eseguono senza porsi troppe domande. Ma mi sbagliavo
Quando mi sono proposta come volontaria per affiancare le altre leader nella preparazione del CC, sono stata catapultata in un mondo a me sconosciuto fatto di connessione costante e di una quantità indescrivibile di app, doc, hangout, chat e quant'altro. 
E ho capito che la collaborazione è condivisione (di idee, di progetti, di proposte), è valutazione critica, organizzazione, revisione, e soprattutto è lasciar andare. So già che questo articolo, prima di essere pubblicato, verrà letto da almeno altre 7 persone che, armate di forbici e lima, ne taglieranno parti intere, ne correggeranno i refusi, cambieranno tutti gli accenti dei perché, aggiungeranno le foto e controlleranno i link. E lo abbandoneranno per qualche giorno, per poi tornare e rivedere tutto daccapo. All'inizio non accettavo di buon grado che una cosa fatta da ME potesse subire così tante modifiche per mano di altri, ma ora ho imparato quanto invece sia necessario, perché se si vuole collaborare l'orgoglio va messo nel cassetto.
E questo mi ha insegnato che non tutto ciò che produco, sia esso uno scritto, un prodotto, e mi spingerei a dire persino un'idea, è perfetto! Tutt'altro: spesso è soltanto la bozza di qualcosa che diventerà molto più grande e interessante, ma non grazie a me, bensì grazie a chi CON ME collabora, mi consiglia, mi cazzia. Senza il loro prezioso apporto molte delle cose che ho fatto in questo ultimo periodo sarebbero rimaste solo degli appunti, o peggio avrebbero visto la luce in forma non solo imperfetta, ma addirittura impresentabile. 
Per questi motivi con Fran abbiamo deciso di scrivere a due mani questo articolo e fornire un decalogo per una buona collaborazione (NB: tutto il “lavoro” che abbiamo svolto e tutto ciò che abbiamo studiato, imparato e cercato di trasmettere e condividere, è stato volontario, quindi questo decalogo non si riferisce a una collaborazione lavorativa propriamente detta, ma ad una collaborazione volontaria).

1 - Avere un obiettivo condiviso

Ovviamente l’obiettivo è il primo passo. Se si parte con un’imposizione, si parte già male. Se hai un’idea e ti rendi conto di non essere in grado di poterla realizzare da sola, chiedi. Inizia a sondare il terreno tra amici, colleghi, persino tra i tuoi clienti, insomma inizia a crearti una rete di persone che sono affini alla tua linea di pensiero e al tuo progetto: le sorprese e le risposte affermative spesso ce le hai proprio sotto al naso.

2 - Meno io più noi 

Una volta trovati i tuoi collaboratori, proponi il tuo punto di partenza e ascolta. Non voler imporre il tuo punto di vista, ma dai retta a ciò che ti dicono, sia ai complimenti sia alle critiche. In fondo hai cercato l’aiuto di altre persone, non per sopraffarle, ma per creare qualcosa di meraviglioso, quindi fidati dei loro pareri in modo sincero.

3 - Usare gli strumenti adatti 

I tuoi collaboratori potrebbero vivere lontano da te, o avere orari differenti, quindi non pretendere di vederli faccia a faccia per ogni minima virgola da correggere. In un progetto, gli incontri dal vivo possono essere importanti (ma non strettamente necessari)i in 4 fasi del lavoro:
 ☛ all’inizio, per dividersi i compiti e lasciar volare i pensieri verso alte vette, ridimensionarli e infine trovare insieme una linea da seguire;
 ☛ a metà, per fare il punto della situazione (opzionale, una videochiamata funziona allo stesso modo);
 ☛ alla “quasi fine”, per ricapitolare e controllare che tutto sia andato secondo i piani (opzionale, una videochiamata funziona allo stesso modo);
 ☛ a progetto concluso, per darsi pacche sulle spalle e abbracci, per festeggiare e soprattutto per valutare cosa è andato bene e cosa si può migliorare.
Se poi la distanza è tale da non permettere di vedersi, Skype o Hangout possono supplire benissimo all’ostacolo: bastano un microfono e una webcam. 
La tecnologia aiuta tantissimo: ci sono strumenti come Google Drive, Trello, Asana, e i calendari condivisi (da Google Calendar a Sunrise Calendar e molti altri) che fanno risparmiare un sacco di tempo e ti fanno smadonnare molto meno, rispetto alla comunicazione via mail o addirittura telefonica. Perdere allegati, dimenticare un destinatario in una mail di gruppo, revisionare un documento in più persone e non sapere più qual è la versione da corregge, ritrovarsi a fare un lavoro già fatto da un altro, finiscono tutti nel dimenticatoio alla velocità di un click. 

4 - Coinvolgere sempre tutti

Nei gruppi di lavoro ci si divide necessariamente i compiti, ma questo non vuol dire che il gruppo A non debba informare il gruppo B dei progressi in corso. Ovviamente dipende da quanto è grande il progetto da realizzare e da quante persone ci lavorano, e si può anche pensare di fare delle revisioni scadenzate per informarsi a vicenda sui risultati raggiunti, ma lavorare su strade parallele non funziona: una mente fresca del gruppo B può riuscire a risolvere molto più velocemente un problema sul quale il gruppo A sbatte la testa ripetutamente. 

5 - Dividere i compiti, darsi scadenze

Hai scelto di collaborare? Bene! Tieni sempre a mente che NON PUOI FARE TUTTO DA SOLA. Le manie di controllo lasciale a casa. Se col tuo gruppo avete deciso chi fa cosa, rispetta le decisioni prese. E rispetta le scadenze: se tu sei in ritardo, non costringere chi ti sta intorno a ritardare. Datti le scadenze qualche giorno prima e, se vedi che non ce la fai, chiedi aiuto. Le incombenze quotidiane e gli inghippi li abbiamo tutti, e vedrai che se tu e i tuoi collaboratori siete sulla stessa lunghezza d’onda e c’è affiatamento, comprenderanno. 

6 - Decidere chi decide 

Un buon metodo da seguire potrebbe essere “Chi ha lanciato l’idea, è a capo del progetto”, semplicemente perché spesso ha più chiaro degli altri il quadro generale del progetto stesso. Ci deve essere qualcuno che tira le fila e prende le decisioni finali, altrimenti il rischio è di rimpallarsi la responsabilità di decidere e non farlo mai, mandando tutto alle ortiche. 

 7 - Comunicare in modo chiaro ed efficace 

Sii cristallina. Evita i giri di parole perché non vuoi “ferire” con una critica. Usa le parole appropriate. Sii pertinente e coerente. Ad una mail con oggetto “Prenotazione per cena di festeggiamento” non rispondere con lo stato di avanzamento del tuo compito: non gliene frega niente a nessuno perché l’argomento è un altro. 

8 - Gestire le difficoltà 

Le difficoltà ci sono, soprattutto quando si cerca di realizzare qualcosa di bello, perché le cose belle sono sempre difficili da ottenere. Ma litigare e polemizzare porta via tempo ed energie. Meglio essere focalizzati sul problema e cercare una soluzione, senza andare a cercare il “presunto colpevole”: non stai giocando a Cluedo. E ricorda di essere sempre gentile e non fare attacchi personali, che rischiano di sgretolare il gruppo di lavoro e mandare in fumo il progetto. 

9 - Valorizzare le capacità dei singoli

Collaborazione non è sinonimo di Competizione. Testare le tue capacità in nuovi ambiti è sempre buona cosa, ma se stai lavorando con altre persone, potrebbe voler diventare sinonimo di “intoppo”. A meno che tu non sia determinata a mettere da parte l’orgoglio e voler seriamente imparare, allora assumi un compito nel quale sai di essere capace e che ti piace svolgere. In fondo quello che stai facendo, lo fai perché ti piace farlo e per non farti venire a noia e sabotare il progetto inconsciamente. Dedicati quindi ad una competenza che ti aggrada e dai il meglio delle tue capacità, attitudini e predisposizioni. Lo stesso vale per i tuoi collaboratori, soprattutto se il progetto che seguite è un progetto sociale o di volontariato oppure se alla fine non percepirai nessuno stipendio. E ricorda che quello che stai seguendo non è per la tua gloria, ma per il bene di altri

10 - Come collaborare con chi non ti piace 

Tasto dolente! Potrebbe capitare di aver bisogno di una figura, magari un professionista, ma non è detto, coperta da una persona che non ti va proprio a genio, o di iniziare una collaborazione spinti dal desiderio di cominciare e strada facendo un tuo collaboratore potrebbe rivelarsi davvero insopportabile per te (ehi ma forse anche tu sei insopportabile per lui, non ci avevi pensato eh?). La parola d’ordine allora diventa pazienza ed è arrivato il momento di porsi le seguenti domande per il bene tuo, dei tuoi collaboratori e del progetto stesso:
☛ Quanto ci tieni a questo progetto?  
☛ A causa di una persona sola e poco simpa, è giusto abortirlo? 
 ☛ Quante persone potrebbero subire una potenziale perdita, se viene abbandonato? 
 ☛ E di nuovo, ma tu sei indispensabile in quel progetto, o se lasci tu potrebbe diventare ancora migliore? 
La sincerità la fa da padrona. 
Come diceva Gibran parlando di genitori e figli (e in fondo un progetto non è un po’ anche un figlio?), “Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli [o progetti - nda.] sono lanciati in avanti. L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane. Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l'arco che rimane saldo.” 

Per concludere, collaborare è una cosa meravigliosa, dona una gioia infinita, abbassa l’orgoglio del “ghe pensi mi” e del “faso tuto mi”, aumenta le tue capacità, ti insegna a vivere meglio e in armonia insieme ai tuoi simili e ai tuoi dissimili, ti rende critica, attenta e puntuale, ma che vuoi di più?! Provare per credere. 

Un po di link per fare le cose insieme
>> Progetti tra eittini e discussioni 
 >> Sharing Economy e networking 
I benefici di far parte di una rete - le slide dell’’intervento di Francesca Baldassarri a Creativi in Rete di Torino del 2015 
L'intervento che avremmo voluto fare al MammaCheBlog Creativo nel 2013 sul perché è bello collaborare 
La pagina di Wikipedia su Jeremy Rifkin, il "papà" dell'economia collaborativa 
 >> Altri Strumenti utili 
Evernote - per gestire tutto! Appunti, note, calendari etc 
HipChat - per le chat di gruppo 

Con immensa gratitudine per i membri dell’Etsy Italia Team,
La Capitana e le leader uscenti 
Anna - lalunadianna, ig, fb
Irene - IreneAgh 
Ilaria - Gasometri e tw

1 commento:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...